La storia di Emilia Bramanti

Nome: Emilia Bramanti

Luogo: Salerno

Certificazione: Rock & Pop Grade 2 Vocals

Emilia, sei una ricercatrice del CNR e, al tempo stesso, coltivi una grande passione per il canto. Come nasce il tuo rapporto con la musica?

"Cantante" è una parola importante... non so se mi definirei così! La musica, però, è sempre stata presente nella mia vita. Ricordo che mia nonna, quando tornava dal mercato, mi portava in regalo i 45 giri: li mettevo orgogliosamente sul giradischi e passavo le giornate ad ascoltarli e cantare. Chi è della mia generazione forse ricorderà Taratapunzie di Loretta Goggi o Quanto è bella lei di Gianni Nazzaro. Quella passione non si è mai affievolita. Anzi, è cresciuta insieme a me, diventando una parte importante della mia identità.

Ricordi il momento in cui hai capito che il canto sarebbe diventato una parte importante della tua vita?

Non c'è stato un momento preciso, ma una consapevolezza maturata nel tempo. Ho sempre cantato nei cori parrocchiali e, quando mio marito, suo fratello e alcuni amici formarono una piccola band, io e alcune amiche ci divertivamo a cantare al circolo del paese per far ballare le persone. Il canto era soprattutto divertimento, uno sfogo. Sono anche una persona che canticchia continuamente. Le mie figlie mi chiamano scherzosamente "ShaMam", ispirandosi a una nota app: basta sentire un motivetto in una pubblicità e lo ripeto per giorni, con grande "gioia" di chi mi sta vicino! Nel 2019, però, mi sono resa conto che qualcosa non funzionava. Dopo circa un'ora di prove la voce iniziava a cedere e spesso rimanevo afona. Pensavo fosse un limite strutturale e temevo che questa passione fosse destinata a rimanere incompleta. Grazie al consiglio di un'amica ho conosciuto Claudia Cappabianca e ho iniziato con lei un percorso online. Dal 2020 al 2023 abbiamo lavorato con l'Estill Voice Training, un modello basato sull'anatomia e sulla fisiologia della voce che insegna a controllare consapevolmente i diversi muscoli dell'apparato fonatorio. Per la mia mentalità scientifica è stato un approccio affascinante oltre che estremamente efficace. Ho imparato finalmente a cantare e a parlare con controllo e senza sforzo. Da allora non perdo più la voce, né durante le prove di canto né quando devo tenere due ore di lezione o presentare dati scientifici.

Molte persone immaginano la carriera scientifica come un percorso totalizzante. Che spazio occupa la musica nella tua quotidianità?

La ricerca richiede sicuramente molta dedizione. Non finisce quando esci dal laboratorio: la curiosità di interpretare un risultato ti accompagna anche a casa o in vacanza, finché non riesci a dare un senso ai dati. Proprio per questo avere uno spazio dedicato alla musica, così come allo sport, è fondamentale. Per me il canto rappresenta un momento di rigenerazione mentale, un'occasione per staccare dagli impegni lavorativi e familiari e ritrovare equilibrio.

C'è qualcosa che la musica ti offre e che non ritrovi nel tuo lavoro di ricerca?

La ricerca è guidata dal metodo, dall'analisi e dalla verifica dei risultati. La musica, invece, permette di esprimere emozioni in modo diretto e immediato. In realtà i due mondi hanno più punti in comune di quanto sembri. Anche nel canto servono rigore, disciplina e studio costante. E, allo stesso modo, quando nella ricerca riesci finalmente a interpretare correttamente un risultato e a fare una scoperta significativa, l'emozione è fortissima.

Pensi che il rigore della ricerca abbia influenzato anche il tuo modo di studiare il canto?

Assolutamente sì. La formazione scientifica mi ha insegnato il valore della costanza, della pianificazione e del miglioramento progressivo. Anche nello studio del canto affronto ogni obiettivo con metodo, cercando di capire cosa migliorare e lavorando con continuità. Da questo punto di vista l'approccio scientifico dell'Estill Voice Training è stato perfettamente in sintonia con il mio modo di pensare.

Nel tuo percorso musicale hai scelto di sostenere le certificazioni Trinity College London. Cosa ti ha spinto a farlo?

Ho visto nelle certificazioni Trinity un'opportunità concreta per dare struttura al mio percorso di studio. Volevo confrontarmi con uno standard riconosciuto a livello internazionale, avere una valutazione oggettiva delle competenze acquisite e, allo stesso tempo, mettermi alla prova con una sfida stimolante.

Quali aspetti delle certificazioni Trinity hai apprezzato maggiormente?

Mi è piaciuto soprattutto il fatto che non venga valutata soltanto la tecnica, ma anche l'interpretazione, la musicalità e la capacità espressiva. È un percorso che valorizza la crescita complessiva del musicista, non solo l'esecuzione.

Preparare una certificazione richiede costanza e organizzazione. Quanto questi aspetti si avvicinano al lavoro di una ricercatrice?

Moltissimo. Anche la ricerca procede attraverso obiettivi progressivi, richiede perseveranza, capacità di pianificare e tanta umiltà. In entrambi i casi i risultati si costruiscono nel tempo, giorno dopo giorno.

C'è stato un momento del percorso che ricordi con particolare emozione?

Ogni esame rappresenta un traguardo importante perché permette di vedere concretamente i risultati del lavoro svolto. La soddisfazione più grande è stata accorgermi della crescita, non solo tecnica ma anche personale, nella capacità di interpretare e comunicare attraverso la musica. Mi diverte anche riascoltare le registrazioni dei brani preparati per il Vocal Grade 1 e il Grade 2: è un modo molto concreto per percepire quanto sono cambiata.

Quanto è importante avere occasioni per misurare la propria crescita artistica?

È fondamentale. La crescita artistica è spesso difficile da percepire se non ci si mette alla prova. Le certificazioni, così come le esibizioni dal vivo, offrono occasioni preziose per confrontarsi con nuovi obiettivi e acquisire maggiore consapevolezza delle proprie capacità.

Le certificazioni Trinity ti hanno aiutata a guardare al tuo percorso con maggiore consapevolezza?

Sì. Ogni Grade rappresenta una tappa ben definita, che permette di riconoscere i progressi raggiunti e, allo stesso tempo, di individuare nuovi obiettivi. È un percorso molto motivante.

Molti giovani pensano di dover scegliere tra scienza e arte. La tua esperienza racconta il contrario. Cosa diresti a chi coltiva entrambe le passioni?

Direi di non rinunciare a nessuna delle due. Nella mia esperienza scienza e arte sono profondamente complementari. Anche nella ricerca serve creatività per interpretare i dati, proprio come nell'interpretazione musicale serve fantasia, senza mai perdere il riferimento allo spartito. In entrambi i casi occorrono studio, metodo e costanza. Del resto, la storia ci insegna che arte e scienza sono sempre state strettamente legate: basti pensare a Leonardo da Vinci o a Piero della Francesca, artisti straordinari e profondi conoscitori della matematica e della geometria.

Quanto è importante continuare a investire nella propria formazione, anche quando si è già professionisti?

Credo sia fondamentale. Continuare a imparare mantiene viva la curiosità, allena la mente e permette di crescere, sia dal punto di vista professionale sia personale.

Se dovessi descrivere in poche parole ciò che la musica porta nella tua vita?

Sfida ed emozione.

Guardando al futuro, quali sono i tuoi prossimi obiettivi musicali?

Vorrei continuare a perfezionare la mia formazione vocale seguendo il percorso Trinity. A brevissimo sosterrò l'esame di Vocal Grade 3 e il mio obiettivo è iniziare subito dopo il Grade 4, naturalmente sempre insieme alla mia insegnante, Claudia Cappabianca.

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