Dalla comunità ai grandi palcoscenici: la storia dell’Orchestra Giovanile di Fiati “Giuseppe Scerra”

Nata nel 2000 a Delianuova, nel cuore dell’area aspromontana in provincia di Reggio Calabria, l’Orchestra Giovanile di Fiati “Giuseppe Scerra” ha trasformato la passione di un musicista appassionato in un progetto educativo capace di rendere protagoniste intere generazioni.
Con all’attivo più di cinquanta allievi e altrettanti musicisti, l’ensemble - vincitrice di diversi premi, tra cui, di recente, il, prestigioso Filocorno d’Oro - continua a distinguersi non solo per i risultati artistici, ma anche per il proprio impegno in favore dell’inclusione delle persone con disabilità e nell’educazione alla legalità. Abbiamo raccolto la loro testimonianza.
La vostra Orchestra è, per molti motivi, un unicum: qualche cenno sulla sua storia?
L’associazione nasce nel 2000 per volontà del farmacista Giuseppe Scerra, musicista e figura di grande importanza per la comunità di Delianuova. La sua intuizione è stata quella di creare una realtà capace di avvicinare i giovani alla musica e di offrire loro un’opportunità concreta di crescita attraverso lo studio e la pratica d’insieme. Da allora sono passati dall’associazione centinaia di allievi, dando così vita nel tempo a una vera comunità di amanti della musica.
I Maestri Gaetano Pisano, che ancora conduce l’ensemble, e Maurizio Managò, che dopo anni ha deciso di dedicarsi ad altri progetti, sono state le nostre guide “tecniche” in questa entusiasmante avventura, mentre anima del sodalizio, dopo la scomparsa del dottor Scerra, è il nostro attuale presidente, il professor Francesco Palumbo, il quale, con grande impegno e abnegazione, è sempre alla ricerca di nuovi stimoli da trasmettere ad allievi e musicisti.
Tra le tante esperienze vissute, ce n’è una che rappresenta un momento spartiacque?
Sicuramente l’incontro con Riccardo Muti nel 2006, al Teatro Francesco Cilea di Reggio Calabria. All’epoca eravamo quasi tutti ragazzi. Muti ci ascoltò e rimase profondamente colpito dalla nostra esibizione. Fu un momento straordinario per tutti noi, anche perché ci fece capire che il lavoro che stavamo portando avanti in un piccolo centro dell’Aspromonte poteva arrivare molto lontano. Da quell’esperienza arrivò anche l’invito al Ravenna Festival del 2008, nella serata “Omaggio alle Bande d’Italia”. Muti diresse il primo e l’ultimo brano, due sinfonie, la Norma di Bellini e il Nabucco di Verdi. Fu per tutti noi un’esperienza indimenticabile e, soprattutto per quei giovani musicisti, rappresentò una motivazione enorme.
In questo percorso si inserisce anche la collaborazione con Trinity College London. Come le certificazioni musicali hanno trovato spazio nella vostra proposta?
Per noi la certificazione ha valore quando è inserita all’interno di un percorso educativo. Non deve essere vissuta semplicemente come un esame da superare o come un risultato finale, ma come il punto di arrivo di un cammino di studio, impegno e crescita. Il percorso Trinity ci permette di dare agli studenti obiettivi concreti e progressivi, aiutandoli a misurarsi con se stessi e a rendere riconoscibili le competenze che hanno costruito nel tempo. Il momento dell’esame diventa quindi una tappa importante, ma ciò che conta davvero è tutto il lavoro che lo precede: lo studio, la preparazione, la capacità di affrontare una difficoltà, la consapevolezza acquisita e la soddisfazione di vedere riconosciuto il proprio percorso.
Quali competenze, oltre a quelle musicali, vengono sviluppate attraverso questo tipo di percorso?
Sono moltissime. Uno studente impara innanzitutto ad avere autonomia, a organizzare il proprio lavoro e a porsi degli obiettivi, ma sviluppa anche capacità di ascolto, disciplina, concentrazione, creatività e senso di responsabilità. E poi c’è una dimensione fondamentale: quella del lavoro di squadra. L’orchestra insegna che non si suona soltanto per sé stessi. Si impara a dialogare con gli altri, a rispettare i tempi e gli spazi degli altri musicisti e a contribuire a un risultato comune.
Il vostro impegno non si limita alla musica. Da molti anni siete protagonisti anche di iniziative dedicate alla legalità e di programmi per l’inclusione di persone con disabilità…
Per noi la musica è uno strumento straordinario anche in questo senso: aggrega, educa, crea occasioni di confronto e permette ai ragazzi di sentirsi parte di una comunità. È un aspetto al quale teniamo moltissimo. Da oltre vent’anni organizziamo ogni anno la Giornata regionale sull’educazione alla legalità, convinti che la formazione dei giovani debba comprendere anche la crescita della responsabilità, della cittadinanza e della consapevolezza e di recente abbiamo avuto l’opportunità di esibirci presso il Ministero dell’Istruzione e del Merito, in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità. È stata un’esperienza particolarmente significativa perché ha riportato al centro un tema in cui crediamo: la musica può davvero essere uno strumento di inclusione, capace di abbattere distanze e creare occasioni di partecipazione.