Dalla tastiera all’organo: l’amore di Nicola Tosetti per la musica sacra trova conferma nei Grades di Trinity College London

Pianista e organista, Nicola Tosetti ha costruito il proprio percorso musicale affiancando allo studio del pianoforte quello dell’organo, fino a raggiungere importanti risultati nelle certificazioni Trinity College London. Dopo aver conseguito il Grade 8 di pianoforte con merito, ha ottenuto anche il Grade 5 di organo con merito, oltre al Grade 4 di teoria musicale.
Un percorso che racconta non solo preparazione e impegno, ma anche una passione particolare per il mondo della musica sacra, che oggi rappresenta il centro della sua attività musicale.
Nicola, partiamo dai tuoi recenti risultati: hai ottenuto il Grade 5 di organo con merito e il Grade 8 di pianoforte, sempre con merito. Che significato hanno avuto per te questi traguardi e che cosa hai imparato durante il percorso di preparazione?
Raggiungere questi traguardi è stato molto importante per me, perché mi ha fatto capire che, con impegno, costanza e fiducia nelle mie capacità, posso raggiungere obiettivi anche molto impegnativi. È stato un percorso che ha richiesto fatica, ma che mi ha dato anche molta soddisfazione e ha rafforzato la mia autostima, soprattutto quando sono riuscito ad affrontare e suonare brani complessi. La preparazione mi ha permesso anche di migliorare molto dal punto di vista tecnico: ho imparato a utilizzare il pedale in modo più corretto, a prestare maggiore attenzione alla diteggiatura e a essere più preciso nell’andamento dei brani. Ho lavorato inoltre sull’interpretazione, cercando di comprendere quale sentimento ed espressività dare a composizioni molto diverse tra loro.
Il tuo rapporto con l’organo è nato in modo particolare: è stato il parroco della tua città d’origine, Capergnanica (in provincia di Cremona), a chiederti di imparare a suonare. Come è iniziata questa esperienza e quando hai capito che l’organo sarebbe diventato una parte importante del tuo percorso musicale?
Tutto è iniziato circa sei anni fa, quando un mio amico parroco mi ha proposto di suonare l’organo nella chiesa di San Michele. Ho accettato con molto piacere e, successivamente, ho iniziato a svolgere il ruolo di organista anche a Capergnanica. Con il tempo ho capito che lo studio dell’organo stava diventando qualcosa di sempre più importante per me. Attraverso questo strumento sono riuscito a trovare un mio spazio nella musica: suonare mi aiuta a liberare la mente e, allo stesso tempo, mi permette di mettermi alla prova affrontando brani complessi e di grande bellezza.
E da dove nasce il desiderio di vedere certificate le tue competenze e abilità superando i Grades di Trinity?
Nasce dal desiderio di dare valore al percorso che sto facendo. Considero lo studio della musica qualcosa di importante e serio e avere una certificazione delle competenze raggiunte rappresenta per me uno stimolo a continuare a migliorarmi e a perfezionarmi. Credo inoltre che questo percorso possa offrirmi, in futuro, anche nuove opportunità e magari trasformarsi in un possibile sbocco professionale.
Per il tuo Grade 5 hai affrontato un repertorio molto vario, da Zipoli a Bach, oltre al lavoro tecnico su scale e arpeggi. C’è un brano o un momento della preparazione che ricordi in modo particolare?
Ricordo in modo particolare il brano di Peeters, perché presentava diversi passaggi impegnativi: non solo per le note e per l’utilizzo del pedale, ma soprattutto per i cambi di tastiera, che hanno richiesto molta attenzione e preparazione. È stato molto importante anche il lavoro tecnico. Ho imparato, per esempio, a lavorare in maniera specifica sul pedale e ad affrontare esercizi e accordi spezzati che prima non sapevo eseguire correttamente. Bach, però, è sicuramente il compositore che mi ha richiesto l’impegno maggiore. Il brano prevedeva un uso molto intenso del pedale, abbellimenti, diteggiature complesse e passaggi nei quali era necessario gestire bene anche la velocità. È stato un lavoro impegnativo, ma proprio per questo molto utile per la mia crescita.
In molte realtà c’è oggi un forte bisogno di nuovi organisti. Pensi che avvicinare i giovani allo studio dell’organo e della musica sacra possa essere anche un modo per mantenere viva una tradizione importante e, allo stesso tempo, permettere a nuovi musicisti di trovare il proprio spazio?
La musica è qualcosa di molto bello e importante: è una forma d’arte capace di trasmettere emozioni e di accompagnare le persone in tanti momenti della vita. Purtroppo penso che oggi molti giovani siano ancora lontani dal mondo dell’organo e forse non abbiano abbastanza occasioni per conoscerlo davvero. Per avvicinarli sarebbe importante creare più opportunità di ascolto, per esempio attraverso concerti ed eventi che permettano loro di scoprire la bellezza e le potenzialità di questo strumento. Da lì potrebbe nascere anche la curiosità di iniziare a studiarlo. L’organo richiede sicuramente molto impegno e molta costanza, ma è anche uno strumento estremamente affascinante, capace di regalare grandi emozioni e soddisfazioni.